Un esempio perfetto di quello che succede quando la malcelata presunzione da giovane laureato alla scuola di regia di Robert Redford (sapete, ho fatto la tesi con Redford e vi chiedo i soldi per il mio film, me ne servono pochi perché tanto è indipendente e si regge tutto su idee e dialoghi e attori dice Tamara) fa passare in secondo piano cosette quali coinvolgimento, interesse, originalità. Calma piatta. Si fa guardare, ma è un mezzo pacco.
Denti di Mitchell Lichtenstein è la sorpresa dell’estate e mi è piaciuto molto. Ma molto. Anche Denti è un film indipen-denti, dove non c’è Philip Seymour Hoffman. Però c’è una ragazza che ha la vagina dentata. In realtà il ben di Dio è dentato solo in occasioni speciali, e il bello è che lei è svelta e non ci mette poi troppo a capire come e quando usare l’arma. Giusto il tempo di fare piazza pulito di tutto quel puritanesimo isterico ipocrita americano in cui sguazzano teocon scolastici e famigliari -ché le figlie di Maria son le prime a darla via, e osteria numero 20, e Jenna Bush era la più zoccola al liceo lo sanno tutti- per prendere il volo e diventare la giustiziera che ogni donna vorrebbe essere. Sei tutte noi. Lo so che te
Per inciso il film è anche ben diretto, pieno di piccole metafore spiattellate in modo buffo e mai pedante, leggero e grave, povero in modo sublime. Romantico, persino.
Fatevi sotto, vecchietti bavosi. Ce n’è per tutti.

