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venerdì, 13 marzo 2009

Randy “The Ram” Cobain

Non sono l’unica ad averlo pensato, vero? Cioè: che anche lui butta via tutto, quando invece la possibilità di recuperare ce l’ha, ma la rifiuta secondo coscienza, perché l’autodistruzione è scritta nei suoi geni, è appiccicata ai suoi capelli ossigenati, scorre nelle sue gambe magre, si nasconde dietro i suoi occhiali, lo placca dietro al bancone del supermercato, lo avvolge nella sala da ballo dove per la penultima volta è davvero felice, lo stordisce nelle serate allo strip club, lo chiude dentro al furgoncino dormitorio e gli fa esplodere il cuore sul ring, orso in bilico sulle corde.
Guardate, secondo me The Wrestler di Aronofsky se anche fosse stato più asciutto di quanto già non sia (= un po’ meno di Evan e un po’ meno di Marisa, magari un pelo più “raccontate” e un pelo meno viste), ne avrebbe addirittura guadagnato.
[per i più distratti: sì, ho messo “Marisa” e “pelo” nella stessa frase]

Comunque son finezze, il film funziona, ti tritura le budella a dovere, trova sulla sua strada una delle scene di sesso più desolanti che ricordi e riesce persino a farmi piacere qualcosa dei Guns and Roses.
Chiedo solo: cosa è capitato in sala montaggio su quella scena dove Randy e Pam bevono insieme inneggiando agli anni ’80? Weisblum, ti è andato di traverso un salatino?

mickey-rourke-interpreta-randy-the-ram-robinson-nel-film-the-wrestler-106315

postato da: MissPascal alle ore 17:31 | link | commenti (3)
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lunedì, 02 marzo 2009

Colui che legge e colei che esegue gli ordini perché non sa leggere

Il meglio viene all'inizio, nella prima delle tre parti su cui si muove The Reader, quella della Berlino "vergine" e ammalata, dei tram e delle scarpe nere coi tacchi grossi, dell'amore segreto, misterioso e coinvolgente, affidato ai corpi ignudi dei due protagonisti. Il meno meglio viene dopo, nella seconda parte, dove la follia nazista resta sfiorata, in una spiegazione che non ha il coraggio di farsi ipotesi e colpa. Il peggio, che arriva eh, "ragazzo", viene alla fine, nell'ultima, difficilissima parte che vorrebbe essere la catarsi, ma è solo la nota che non riesce a farsi sentire, perché più il racconto attraversa decenni e necessita di approfondimento, più la parabola di The Reader perde i sensi.

Kate Winslet, occhi come lame e camminata da lavandaia, funziona quanto il film, standogli comunque sempre sopra di una spanna: ottima nella prima parte, personalissima nella seconda, indecifrabile (a voler essere generosi) nella terza. E, visto che ci tocca dirlo, diciamolo: l'abbiamo preferita disperata e disturbata in Revolutionary Road. Prendete la sua presenza in The Reader, sottraete a questa la stessa cifra in ognuno dei capitoli della pellicola, e avrete il film. Niente da fare, Daldry il presuntuoso sorvola in modo colpevole e semina troppe domande prive anche solo dell'intenzione di una risposta, e non possedendo l'arte per fare sintesi e significato delle ellissi che si concede, lascia il film in sospeso, ignorante e indifendibile come Hanna Schmitz. Corto circuito.

E poi, gente, 20 anni di carcere per 300 morti sono un po' pochini, eh: per la certezza della pena suggerisco con orgoglio al popolo tedesco ronde di onesti ed indignati cittadini. "Imparate, oh crucchi, dall'uomo di ingegno che con le ronde scovò nell'assolato stivale tutti i fasci". Noi e il Lodo Alfano, che dritti che siamo. Ve lo diamo noi il senso di colpa di una nazione.



kate-winslet-e-david-kross-in-un-immagine-del-film-the-reader-103570
postato da: MissPascal alle ore 08:51 | link | commenti (3)
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