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sabato, 31 gennaio 2009

Il dubbio è tutto mio

Voi cosa vi aspettereste da un film che si intitola Dubbio? Forse di avere dei dubbi sul fatto che il regista di un film dal siffatto titolo abbia in programma di far montare ad arte la sua piccola creatura per il paio d'ore di vita che da Dio le son concesse intorno al tema del dubbio, fino ad una vetta conclusiva tutta dubbi, conflitti, lacerazioni e pianti, che vi metta in lavatrice e vi faccia uscire imputriditi dal dubbio e sporchi come la colpa? I doubt it. Peccato che di tale intenzione rimanga, a film concluso, solo l'inchiostro, sparso nero, severo ed elegante un po' dappertutto, come se la penna di Shanley fatichi a trovare il foglio su cui scrivere e incidere a fuoco i suoi bei dialoghi ambigui e le sue belle facce solcate di esperienza e di inesperienza, impostando la regia come un bravo dentista imposterebbe l'estrazione di un dente del giudizio: incisione, rimozione, cucitura e fattura.
Doubt non appassiona e non sconvolge, si muove geometrico fra corridoi e cortiletti, confessionali ed aule, indossando la sua formuletta algebrica (un po' come faceva, ma più a ragion veduta, Lions for Lambs di Redford), incapace di far male per davvero.
Non ci siamo. 3 pallette, non di più.


doubt-trailer-streep-hoffma















postato da: MissPascal alle ore 14:54 | link | commenti (11)
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giovedì, 22 gennaio 2009

Come ammazzare il tempo in attesa di Milk e Revolutionary Road

La duchessa di Saul Dibb è Maria Antonietta + qualche inquadratura alla Jane Campion (orli dei vestitoni che strisciano per terra) + soprusi su donne toste + du’ balle.

 

Yes men con Jim Carrey fa abbastanza ridere. Va visto in compagnia, e comunque certe cose, tipo questo film, riescono ad essere deprimenti a prescindere. Fa ridere e un po’ deprimere, che sembra il titolo di una canzone di Battisti. Quindi di Mogol, che era quello che scriveva i testi.

 

Qualcosa mi dice che il post su Lasciami entrare non uscirà mai da questa penna, boh. Cmq il biondino assomiglia a Kekkoz e pippiripò.

 

In attesa di Milk e Revolutionary Road, oh yes!

Yes-Man-Poster-USA_mid 

postato da: MissPascal alle ore 18:39 | link | commenti (3)
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domenica, 11 gennaio 2009

Inattesa delusione

C’è un regista che si chiama Thomas McCarthy il quale, quando ci lascerà, sarà ricordato per quello che vorrei battezzare “tocco alla McCarthy”. Il tocco alla McCarthy consiste nell’imbastire storie su potenziali outsiders (nani, professori universitari che ad un certo punto diventano matti per i bonghi -è il nostro caso di questa notte, caro pubblico di splinder), riprenderle con piglio distaccato per un’ottantina di minuti e…nient’altro, sostanzialmente. Carino, no?

Prendiamo questo Ospite inatteso che ho visto qualche sera fa, per esempio. Il gioco è facilissimo: mettete questo outsider, si diceva, nell’ambiente che lo rende tale (nel nostro caso la New York interetnica post 11 settembre) e riprendetelo con uno stile il più asciutto ed impersonale possibile -ecco, l’impersonalità è fondamentale per la riuscita del tocco McCarthy- facendo però in modo che questa studiata e mai avvincente sciatteria venga presa per elaborata sofisticheria. Fatto questo, e bolliti ad arte quelli dell’intellighenzia, della trama può anche fregarvi il giusto, giusto? Bene, miei prodi registi alle prese con il tocco alla McCarthy, è proprio giusto: chissenefrega, infatti: ché il cambiamento confessato dal nostro professore, il cambiamento che cercava senza nemmeno saperlo, la rivoluzione interiore che gli capita di vivere nel film, il quid di tutto quanto, insomma, poteva essere provocato da una partita di pallone come da una triste storia di immigrazione clandestina senza che la intiera pellicola ne registrasse alcuna (ho detto proprio alcuna) differenza. Quando si dice l’impegno. Quando si dice l’approfondimento. Quando si dice l’intimismo.

Alla fine lui suona i bonghi tutto incazzato.

 

 

Ho appena finito di vedere anche il film d’amore svedese con il biondino (alzi la mano chi non ha pensato che somiglia tutto a Kekkoz) e la vampira: ci dormo sopra, magari lo rivedo, e poi ne scrivo. Comunque mai andare al cinema il sabato sera. E che cacchio.

 


postato da: MissPascal alle ore 02:21 | link | commenti (5)
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giovedì, 01 gennaio 2009

Credo di capire...

Cose che mi sono piaciute in Rachel sta per sposarsi di Jonathan Demme, nell’ordine in cui mi sono piaciute:

la disperazione di Kim

il finale

la messa in scena (hai detto niente)

il bagno sorella-sorella nella vasca

il tatuaggio

il piatto

le riunioni dei tossici

il padre

l’angoscia che non dà tregua

 

 

Cose che non mi sono piaciute in Rachel sta per sposarsi, nell’ordine in cui non mi sono piaciute:

le dediche agli sposi di amici e parenti durante la cena la sera prima del matrimonio

 

 

Cose che mi hanno angosciato in Rachel sta per sposarsi, nell’ordine in cui mi hanno angosciato:

la disperazione di Kim

la madre che parte prima della fine del matrimonio

l’angoscia che non dà tregua

le riunioni dei tossici

il finale

 

rachel_getting_married07


postato da: MissPascal alle ore 23:14 | link | commenti (4)
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