Mi limito a poche righe, perché il film è di quel genere di bellezza vagamente incommentabile, e sono io la prima a sorprendersi nell’esprimere simili considerazioni per un film di Eastwood, che non ho mai amato alla follia, e neanche meno che alla follia. Doppiamente sorpresa, quindi, anzi, tre o quattro volte sorpresa, dopo il passaggio senza premi a Cannes, una critica stranamente poco generosa, che ha incensato Million Dollar Baby, ma ignorato questa meraviglia che sta 4 spanne sopra all’altra pellicola e, ridicolo a dirsi data l'età di Clint, è anni luce più matura di quella. Praticamente definitiva: nella riflessione sul diventare adulti, sull’innocenza perduta, sulla morte, sul valore della coscienza, su questa cosa inafferrabile che è il crescere e sulla responsabilità di chi cresciuto è già verso chi lo sta facendo.
Due scene per tutte: il bambino che comincia a scavare e il poliziotto che si allontana dandogli le spalle, chiuso fra le sagome dei due colleghi; poi quel montaggio veloce del viso del padre del bambino ritrovato alla fine, quell’uomo che non ce la fa a non piangere e piange, montato così rapidamente. Ecco, sono due cose di una consapevolezza e di un calore tali che vorresti che Eastwood fosse tuo nonno. Oppure il Presidente. Bellissimo, Changeling di Clint Eastwood è bellissimo.

Ieri sera ho visto El orfanato. Quindi ieri sera ho rivisto The Others.
Se lo vedrete vi rinverrete dei bambini zitti, dei bambini malati, una casa gotica con le porte, gli specchi, le scale e le stanze segrete, una veggente pallida e magra (ma il film si dimentica di raccontare cosa accadeva in quella stanza segreta che lei visita), un faro -ma perché?-, una grotta -ma perché?-, una bambinaia invecchiata che torna nell’orfanato e poi muore -ma perché?-, un tizio che decide di lasciare la casa 40 minuti dopo aver fatto pensare a ME che l’unica cosa da fare era tagliare la corda, due porte che si aprono alla fine -ma perché?-, un bambino che fa uno strano scherzo a sua mamma -ma perché?-, gente mascherata che si toglie la maschera solo dopo aver fatto prevedere a ME che non se la sarebbe tolta per alimentare brevemente un pelo di spavento, e, anche, una bella fotografia.
Ieri sera mi sono annoiata. Ieri sera ho rivisto The Others.

Siccome ho appena finito di vederlo, faccio davvero fatica, ma provo. Provo perché urge. Gone baby gone di Ben Affleck comincia in modo banalotto, ma sincero, prosegue in modo diseguale, ma sincero, e finisce in modo impressionante e sincero. Giuro che svoltata quella fase centrale con la voce over di Affleck jr. che sembra accompagnare il film alla conclusione, quando invece dietro l’angolo -e la si avverte da Dio, cielo, e che bello che è- c’è tutta quella roba che deve ancora venire e stupire e impressionare, appunto, il film va in crescendo in modo pauroso e, senza essere né rivoluzionario né bilanciato quanto dovrebbe -penso soprattutto allo schematismo meccanico della scrittura- abbandona quei gusvansantismi da regia vergine e insicura, trova una sua voce pura e commovente, te la consegna senza remore, e picchia duro. Ma parecchio. Fate conto che vi mettano in braccio un bambino che piange, dicendovi di pensarci voi, di fare qualcosa per lui. Ecco, più o meno guardare il film è così. Poi, signori, che roba che fa Casey Affleck, con quegli occhi e quelle braccia. Che roba che fa quando lo interrogano, poi quando comincia a rendersi conto, quando deve decidere quella cosa che non dico e quando si siede sul divano con
Doppiaggio da seppellire senza funerale, all'istante.

Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen ha la voce over. Siccome quest’ultima in quest’ultimo film di Woody Allen è inutile, qui non se ne parlerà. Si parlerà invece di come quel signore che balbetta e porta gli occhiali diriga e scriva (e diriga e scriva persino quella voce over inutile) in un way così easy che le avventure sentimentali di questi signori benestanti senza problemi di lavoro/casa/famiglia non falliscono di mezzo centimetro l’obiettivo di coinvolgere, immalinconire e mettere davanti al fedele specchio dell’autocoscienza, e allora mandi Woody a cagare, ma il fatto è che ci andresti volentierissimo anche tu in sua compagnia, tanto è bravo e inutile. Un po’ meno bravo che in Sogni e delitti (grandioso sul serio), inutile come la voce over di questo film.
Per riassumere quel che accade sotto il garbato sole catalano -nonché quel che è accaduto nella mia testolina che guardava il film e che sempre brama e bramerà attingere esperienza e arguzia dall’uomo esperto e arguto di N.Y.-, vi dirò che Barcellona non l’avevo mai vista manco in foto, quindi se ha quei colori lì ci vado presto, che giudicare le tipe apparentemente frivole può essere un errore, perché il mondo non è poi così regolare come mi piacerebbe, e una che si butta perché cerca e prova ha qualcosa da insegnarmi, che quando Allen vuole vestire bene una sua attrice sa come farlo (Rebecca Hall? Rebecca Hall? Ma chi diavolo è?), che circondarsi delle cose che piacciono è emozionante, quindi è consigliabile non smettere mai, e che andare in vacanza può essere utile.
Ah, sì, e anche che ognuno vive i sentimenti a modo suo e che l’amore non esiste.

S'è visto pure Quel che resta di mio marito con il terzetto di cinquantacinquenni. Si poteva pure evitare tranquillamente di vedere.