A presto. Go to the moviezzzzz.

Un esempio perfetto di quello che succede quando la malcelata presunzione da giovane laureato alla scuola di regia di Robert Redford (sapete, ho fatto la tesi con Redford e vi chiedo i soldi per il mio film, me ne servono pochi perché tanto è indipendente e si regge tutto su idee e dialoghi e attori dice Tamara) fa passare in secondo piano cosette quali coinvolgimento, interesse, originalità. Calma piatta. Si fa guardare, ma è un mezzo pacco.
Denti di Mitchell Lichtenstein è la sorpresa dell’estate e mi è piaciuto molto. Ma molto. Anche Denti è un film indipen-denti, dove non c’è Philip Seymour Hoffman. Però c’è una ragazza che ha la vagina dentata. In realtà il ben di Dio è dentato solo in occasioni speciali, e il bello è che lei è svelta e non ci mette poi troppo a capire come e quando usare l’arma. Giusto il tempo di fare piazza pulito di tutto quel puritanesimo isterico ipocrita americano in cui sguazzano teocon scolastici e famigliari -ché le figlie di Maria son le prime a darla via, e osteria numero 20, e Jenna Bush era la più zoccola al liceo lo sanno tutti- per prendere il volo e diventare la giustiziera che ogni donna vorrebbe essere. Sei tutte noi. Lo so che te
Per inciso il film è anche ben diretto, pieno di piccole metafore spiattellate in modo buffo e mai pedante, leggero e grave, povero in modo sublime. Romantico, persino.
Fatevi sotto, vecchietti bavosi. Ce n’è per tutti.

C’è un elemento davvero ma davvero interessante nel film di Haneke Funny Games u.s.. Tale interessante elemento è il fatto che Funny Games u.s. sia il remake di Funny Games austria, identico film del medesimo regista, da lui diretto con le stesse inquadrature/battute/tempi una decina d’anni fa a casa propria. Ecco, avete letto bene quale è il fattore interesse di questo film? Sì? Me ne rallegro. Perché questa cosa qui del calco su un proprio film passato è la sola cosa che ci sia da dire di Funny Games u.s.. Il resto, cioè il film, è al contrario una delle porcherie più sterili, una delle operette fra le più irritanti, insopportabili e vuote che io abbia visto di recente. E pensare che partivo avvantaggiata. Partivo avvantaggiata perché Funny Games n.1 non l’avevo mica visto, quindi ero autorizzata ad aspettarmi le cariche promesse di angoscia, terrore, violenza inspiegata e disturbante, maestria. Invece cosa è successo? E’ successo che 1) nessuna di queste cose mi ha fatto ciao ciao dallo schermo, anche perché ci pensava la faccia di Pitt a rivolgersi a me e che 2) mai mi era capitato come l’altra sera di desiderare andare al bar del cinema a chiedere se avevano 4 uova da gettare contro lo schermo, per poi sequestrare attori, regista e sceneggiatore e seviziarli per un paio d’ore (ultraviolenza per la quale, per essere chiari fino in fondo, io avrei avuto un ottimo motivo, al contrario di quelle due logorroiche faccette di merda del film). Cioè, vi rendete conto di cosa è riuscito a farmi Haneke? E’ riuscito con una perizia pari solo a cecità (sua) a demolire sequenza dopo sequenza -no, dai, rendiamogliene atto, piano sequenza dopo piano sequenza- tutto l’effetto perturbante di questa storia di cui sapevo poco e niente per giungere, asettico e indolore, ripeto asettico ed indolore, volutamente asettico e indolore -ma come diavolo ha fatto?, come diavolo ha potuto anche solo concepire di impostare così film e personaggi?- a quel raccapricciante finale che appena ho visto la faccia di Pitt che mi guardava mi son tappata le orecchie in attesa del fracasso metallaro che -non mi ha deluso- è arrivato puntuale come le alghe nell’Adriatico ad agosto. Ma lo straordinario giochetto ad orologeria preparato da quel miserabile, nel quale si salva, e lo dico sinceramente, il modo impeccabile in cui si insinua a più riprese la verità sulla famiglia numero 1, riesce a spingersi bel oltre e a trovare altrove, non nel finale testé descritto, il suo picco di presunzione ed odiosa inutilità: oddio quel rewind, oddio quella cosa del rewind, madonna quella cosa del rewind io la voglio cancellare dalla mia mente, ERASE. Eraserhead. Io sono Eraserhead.
C’è un elemento davvero ma davvero interessante nel film di Haneke Funny Games u.s.. Tale interessante elemento è il fatto che Funny Games u.s. sia il remake di Funny Games austria, identico film del medesimo regista, da lui diretto con le stesse inquadrature/battute/tempi una decina d’anni fa a casa propria.
Quand’è che rivedrò un film che mi convince davvero? Devo aspettare settembre e il festival?
Alla terza volta che accendono il cellulare annacquato ridevo. Ridevo.
